| Stavo alla finestra ricamando il mio cuscino col mio ditale dorato col mio ago argentato, passò un cavaliere dove spender la notte chiese, Gentil cavaliere è mio padre a non volere piansi e implorai convincerlo fù arduo ma lo feci assai, Infine entrar lo lasciai Una sedia gli trovai e lui si accomodò dell'acqua gli versai e lui ci si lavò, un ascugamano gli portai e lui ci si asciugò, una zuppa gl preparai e lui ci si sfamò, il letto sistemai e lui si coricò Ma intorno a mezzanotte lui si svegliò, di tutti noi tre prese solo me, in paesi lontani lui mi portò e quando fummo distanti lui mi domandò nella mia amata terra come la gente mi chiamava, "Iria di Fidalga, ma adesso sono solo Iria, la stanca". Più tardi provò a sedurmi, ma io non fui ingenua e non lo lasciai avermi, La spada sguainò e la mia vita mi levò, una tomba scavò e li mi buttò. Sette anni dopo di li passò e un bellissimo santuario li trovò: "A chi appartiene questo santuario così bello e raffinato?" "E' di sant'Iria, Iria, di Fidalga" "Irai è stata mia! Mio primo vero amore, se tu mi perdonerai sarò il tuo servo..." "Io mai perdonerò te miserabile che la testa mi tagliai ero un semplice agnello". |
Friday, 29 February 2008
Santa Iria
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